Era una mattina autunnale. Image

In Sicilia non fa molto freddo la mattina, anche se novembre inoltrato.

Come tutte le mattine ero uscito presto per andare in clinica e mettere un po’ di ordine.

La sera prima avevamo avuto molta confusione e non avevo avuto tempo di far ordine fra le cartelle cliniche ed i farmaci sparsi per tutto il locale.

Ero in macchina, quasi arrivato al parcheggio quando squillò il mio cellulare.

Risposi al telefono.

Era una signora dalla voce squillante.

Non mi lasciò neanche il tempo di dire “pronto”, che mi investì con una serie di domande.

Come era da aspettarsi, non attese la mia risposta e  cominciò a raccontarmi tutta la vita del suo gatto.

L’energica signora, in pochi minuti mi fece un’anamnesi dettagliata del caso clinico.

Trudy, così si chiamava la sua miciona, era una meticcia persiana di undici anni, sterilizzata da giovane.

Durante il giorno viveva in giardino con un’altra micia, la sera e tutta notte dormiva sul divano della stanza da pranzo.

Da circa due giorni non voleva mangiare ed era riluttante a lasciare il divano.

Il collega che gli aveva fornito il mio numero è molto bravo in medicina interna, quindi all’inizio non capì perché gli avesse dato il mio numero. Cosa se ne poteva fare Trudy di un dermatologo?

In effetti ascoltando con più attenzione i racconti della proprietario, capì il motivo del consulto.

Trudy, da più di un mese aveva delle lesioni crostose sui padiglioni auricolari, che prima erano cominciate con piccole pustoline sulla faccia esterna dei padiglioni, poi via via avevano interessato tutto il padiglione auricolare.

Le lesioni con il tempo avevano interessato i margini nasali ed i polpastrelli.

Da qualche hanno Trudy aveva sofferto di tanto in tanto, di crisi di prurito e febbre, che il collega  curante aveva risolto con un antibiotico e del cortisone per lenire i sintomi e la remissione c’era sempre stata.

Quest’ultima volta però, il cortisone non era stato tollerato bene. Trudy aveva cominciato a fare molta pipì e si era disidrata e quindi si era deciso di sospenderlo.

Nonostante il trattamento antibiotico, la febbre non era scesa ed il prurito era aumentato come anche le lesioni.

Era proprio il caso di fissare un appuntamento per Trudy.

Le diedi un appuntamento per le dieci, così avrei fatto in tempo a rassettare il mio studio.

Puntualissima la signora si presentò in clinica.

Aveva portato tutte le prescrizioni e le analisi dell’ultimo decennio.

Tra le tante scartoffie trovai anche una ricetta del marito, che per sbaglio era finita nella cartella clinica di Trudy.

Il caso di Trudy è una di quelli che mi mette allegria, ma non certo per la sfortuna del povero micetto, ma perchè appertengono a quei casi difficili, indaginosi, dove bisogna ragionare, capire, approfondire… Appunto un caso interessante.

Cominciai a visitare Trudy.

Aveva la febbre forte, 40°C.

Le orecchie, come anche il naso, erano completamente senza pelo e ricoperte di croste.

Le zampine, dal punto in cui esce l’unghia, erano infiammate, con delle croste e del materiale nerastro attorno alle unghie.

Trudy non fu felice di farsi visitare e decise di non collaborare.

Visto che il mio paziente era un gatto non proprio giovane, con la febbre forte e senza mangiare da due giorni era proprio il caso di darsi da fare.

Decisi, in accordo alla sua proprietaria, di anestetizzare Trudy, in modo da poter inserire una canula venosa da cui fare un prelievo si sangue e nello stesso tempo poter analizzare con più tranquillità le lesioni.

Preparai il solito cocktail per gatti anziani e poco inclini alla visita clinica.

In pochi minuti Trudy divenne un angioletto.

Prelevammo un po’ di sangue da mandare al laboratorio e mi misi con calma ad osservare le lesioni.

I padiglioni erano ricoperti di crosticine gialle, rotondeggianti che confluivano a formare un’unico strato.

Sollevando una crosta, vidi che al disotto c’era una lesione erosiva da cui gemeva del liquido giallastro.

Quali potevano essere le malattie in grado di fare tutto questo?

Immediatamente pensai a dei funghi della pelle, che per qualche motivo l’organismo di Trudy non era riuscito a controllare ed avevo invaso il derma.

Pensai anche a qualche batterio resistente agli antibiotici che aveva preso il sopravvento sulla cute di Trudy.

Pensai a tutte le malattie parassitarie che conoscevo.

Mi venne in mente anche che potesse trattarsi di un effetto collaterale raro dato dall’assunzione di antibiotici.

Mi balenò in mente anche il caso di un gatto che mi era stato presentato ad un congresso, che per un brutto carcinoma al pancreas, aveva avuto disastrosi sintomi cutanei.

Stilai una lunga lista di diagnosi differenziali.

Ora era mio compito escluderle una per una.

Le analisi di Trudy rilevarono che non aveva malattie infettive, nonostante la febbre.

Il fegato, i reni ed il pancreas erano a posto.

Le radiografie e l’ecografia non avevano rilevato tumori.

Quindi da un lato ero tranquillo, ma cosa aveva Trudy.

Aspettai che fossero pronte le analisi della cute.

Noi dermatologi, ci divertiamo a campionare piccoli frammenti di pelle e a porli su speciali vetrini.

Coloriamo questi campioni e poi li guardiamo al microscopio.

Era un pò come tornare bambini, quando con il microspopio regalato per la prima comunione, cercavo di guardare da vicino tutto quello che mi capitava a tiro.

Una volta ricordo che da bambino, guardai attraverso il microscopio le feci del mio cane, e vidi che erano fatte da piccolissime palline che tremavano sul vetrino. Avevo scoperto i batteri, ma ero ignaro che questa scoperta era già stata fatta circa cento anni prima.

Ma a quel tempo non leggevo ancora le pubblicazioni scientifiche.

Guardai con attenzione i campioni di Trudy.

Ero alla ricerca di batteri, funghi, lieviti, parassiti. Cercavo qualcosa a cui dare la colpa di tutto ciò.

La risposta non tardò ad arrivare.

Mi accorsi che in mezzo a numerose cellule immunitarie, deputate alla distruzione di batteri, c’erano alcune cellule anomale. Erano voluminose cellule rotonde, con il citoplasma viola chiaro ed il nucleo tondo e rossoviola, distaccate l’une della altre.

Mi venne in mente che potesse trattarsi di una rara malattia chiamata Penfigo foliaceo.

Nel Penfigo foliaceo, per un motivo non ancora del tutto noto, il corpo decide che le giunzioni fra le cellule, cioè le proteine che tengono unite le cellule dell’epidermide, non sono buone e decide di attaccarle e distruggerle.

Di conseguenza le cellule dell’epidermide, non più adese l’une alle altre, si distaccano e cominciano a galleggiare come dei palloncini volanti, nel liquido infiammatorio, assumendo un aspetto globoso, come le cellule che avevo visto. Questo fenomeno è chiamato acantolsi, da qui il nome di cheratinociti acantolici.

Non ero sicuro di quello che avevo visto, specialmente perché ne avevo visto veramente pochi casi.

Decisi di fare una foto al microscopio e di inviarla via e-mail ad un mio carissimo amico citologo.

In poche ore avrei avute le mie risposte.

Il mio amico citologo chi chiamò dopo una decina di minuti. Il mio sospetto era fondato.

Trudy avrebbe potuto avere il Penfigo foliaceo.

Il citologo mi spiegò che lo stesso ritrovamento avrei potuto farlo in corso di infezioni batteriche gravi o infezioni da funghi del genere Tricophyton.

Le analisi però non avevano messo in evidenza niente di tutto ciò.

Era chiaro, Trudy aveva il Penfigo.

Io ero felice, perché avevo risolto il mio caso, ma adesso veniva la parte più impegnativa.

Avrei dovuto dire alla padrona di Trudy, che il suo gatto aveva una malattia rara, che io non avevo la minima idea di come gli era venuta e la cosa più difficile era dirle che non sempre le terapie sono efficaci.

Il farmaco che Trudy doveva prendere era il cortisone, lo stesso che aveva preso prima di venire da me e le aveva dato gravi effetti collaterali.

Incrociai le dita, spiegai tutte le mie osservazioni alla proprietaria di Trudy.

Speravo che accettasse la terapia.

Iniziammo la terapia e fissammo un controllo a quindici giorni.

Questa volta gli effetti del cortisone non furono così gravi, forse perché decidemmo di utilizzare un farmaco con effetti più blandi di quello utilizzato in precedenza.

Nonostante ciò, le croste regredirono e Trudy cominciò a star bene.

Decidemmo allora di somministrare il cortisone a giorni alterni.

Ci siamo sentiti da poco con la mamma di Trudy, ormai è passato quasi un anno.

Trudy sta bene, deve solo ricordarsi di prendere la medicina un giorno si ed uno no.

Scritto da

Gianluca Barbato

Medico Veterinario